Era una sera come tante, solamente avevo fatto un po’ più tardi del solito. Il freddo aveva incominciato a farsi sentire e l’umidità non era stata a guardare. Cercavo riparo per la mia gola nel bavero rialzato del mio soprabito nero, consapevole che in pochi minuti sarei stato tra le calde mura domestiche bevendo un té Attraversavo il vialetto semi illuminato che tagliava il piccolo parco dietro a casa mia, un luogo così vicino alla strada eppure così silenzioso e tranquillo. Era un percorso che preferivo alla luminosa via in cui abitavo. Il freddo faceva effetto e camminavo più lentamente del solito, tanto che più che un rientro a casa sembrava una normale passeggiata. Mentre camminavo in una zona più buia di quell’angolo verde, qualcuno da dietro mi abbracciò. Un abbraccio fermo a al contempo molto tenero. Preso alla sprovvista mi divincolai feci qualche passo avanti e mi girai di scatto per vedere chi fosse il misterioso aggressore.
Rimasi stupito nel vedere che la persona di fronte era da me conosciuta molto bene. Avevo sempre pensato che fosse la cosa più bella che avessi mai visto in vita mia. La mia amata si stagliava tra l’oscurità e la luce del lampione, immobile e vestita di nero. Sembrava volesse dirmi qualcosa, la sua esitazione era palese. Cercai di pensare al motivo della sua visita e tentai di fare il primo passo.
“Amore? Che cosa ci fai qui a quest’ora? Hai scoperto dove abito? Ma è tardi e…”
In quel momento alzo il dito e fece segno di fare silenzio. Teneva la testa bassa, cercava di evitare il mio sguardo.
“Sono venuta qui a salutarti, sto per partire. Non posso più restare, non posso più stare insieme a te”
In quel momento in mondo mi crollò addosso. Non riuscivo pensare a nessuna giustificazione plausibile della sua repentina e improvvisa partenza. Senza esitare feci i pochi passi che ci separavano e la strinsi a me. Lei non rispose al mio abbraccio: perché? Non riuscivo più a pensare mi staccai da lei, cercai il suo sguardo e non trovandolo le alzai il capo dolcemente prendendolo per il mento, fissandola nei suoi meravigliosi occhi.
“Amore mio, perché mi lasci solo così? Io ti amo, non posso vivere senza di te, non mi abbandonare!”
“E’ proprio perché ti amo anch’io che ti devo lasciare, non posso farti del male!”
“Tu me ne stai già facendo! Dimmi cosa c’è che non va!”
Lei si staccò da me e si allontanò di qualche passo in indietro, riassumendo la posizione precedente: immobile e con la testa china.
“Non sono sicura che sia giusto che tu sappia. Io ero venuta solo a salutarti. Non posso restare con te perché…maledizione è difficile! Io… io sono morta!”
Fu allora che socchiuse la bocca e mi accorsi che i suoi denti… i suoi canini erano diventati delle piccole zanne! Rimasi pietrificato, fissandola, mentre lei assumeva un’espressione di rammarico indescrivibile. Non sapeva cosa dire. Io stavo impazzendo. Non riuscivo a spiegare con la ragione ciò che vedevo. Io sapevo solo che l’amavo! Anche il quel momento. E con voce tremante dissi stupidamente: “Sei…sei una vampira! Ma com’è successo?”
“Sapevo che non avrei dovuto dirti niente, anzi non sarei dovuta affatto venire, ma non potevo prendere e andare via così senza almeno salutarti. Addio, amore mio.”
E detto questo si stava avviando nella direzione da quale ero venuto, via da me. Non ci pensai due volte e la ricorsi e l’abbracciai come lei aveva fatto con me prima, sussurrandole all’orecchio:
“Non mi importa! Io ti amo, non posso lasciarti andare via. Ti prego portami con te! Fammi come te! Voglio restarti accanto…” Lei si divincolò violentemente e urlò, quasi ringhiando: “No! No! Non posso farlo, ti amo troppo, non voglio ucciderti!”
“Se tu te ne andrai sarò più morto da vivo che da vampiro! Non lo capisci che io voglio stare con te, per sempre!”
Mi guardò dritto negli occhi, con la sua espressione più dolce. Mi fissò a lungo.
“Davvero vuoi seguirmi? Sei sicuro di quello che dici?”
“Si, amore mio. Voglio stare con te, solo questo mi importa!”
Lei si riavvicinò e per la seconda volta mi riabbracciò e capii quanto era diventata forte. Avvicinò il suo capo al collo e mi sussurrò: “Amore mio, dovrai essere forte, sentirai molto dolore! Non volevo chiedertelo, ma speravo mi volessi seguire. Sei pronto?”-“Sì!”
Mi scostò delicatamente i colletti degli abiti che indossavo e… sentii un morso deciso e dolce.
Sentivo che con lunghi sorsi la mia amata stava prosciugando la mia linfa vitale. Mi sentii mancare le forze, non riuscivo più a reggermi in piedi e incredibilmente fu lei a sorreggermi. Quando ebbe finito ero sul punto di morte, non saprei descrivere nulla di quei momenti tranne che lei si inginocchio e pose il mio capo sul suo grembo. Poi liberò il suo polso e lo recise, porgendomelo per bere da quello.
“Bevi, mio dolce amore! Presto a morirai! Su, così, non preoccuparti sono qui con te.”
Bevvi il mio sangue trasformato dal suo che scorreva nelle sue vene. Dopo pochi istanti incominciò in me un rivoluzione. Il mio amore staccò il suo polso e mi tenne stretto, mentre io mi divincolavo dal dolore. Mi cullava, mentre io stavo morendo. E quando il cuore finì di battere il suo ultimo colpo, il dolore cessò. Mi alzai, la guardai e le dissi: “Ti amo”.
L’ho trovato più semplicistico e ingenuo rispetto all’invece più matura strutturazione delle cronache di Gea.
La trama è scarna, i passaggi prevedibili e poco partecipati, grave mancanza se consideri che è scritto in prima persona.
Anche lo scambio di battute è scontato, ripetitivo e sdolcinato. Lo stile piatto, troppo incalzante e non curato.
Insomma rispoetto a quanto letto finore non mi è piaciuto molto questo. Forse sono stata un pò dura, scusa ma sto cercando di essere professionale.