La partenza

L’asfalto si stendeva compatto e scuro oltre il fascio luminoso dei fanali dell’automobile che si rifletteva sulla lunga bianca striscia di corsia. Era una notte piuttosto tranquilla, ma non certamente serena. Una gentile pioggia batteva sul parabrezza e l’unica compagnia era il suono metronomico del tergicristallo. Niente musica, non perché ci trovassimo in una zona scoperta da onde radio, mi chiedo se ce ne siano ancora, né perché l’auto non fosse fornita di radio. L’avevamo scelta bene, anche se non di proposito. Lei stava riposando al mio fianco, sul sedile passeggeri, il capo inclinato lievemente verso di me, gli stupendi occhi socchiusi. Noi non possiamo dormire, ma ho notato che quando raggiungiamo livelli insopportabili di stanchezza che neanche il sangue può alleviare con tutta la sua forza vitale, possiamo cadere in uno stato di semi incoscienza, che comunque non dura a lungo. Un dormiveglia, questo basta a recuperare tutte le energie. La osservavo mentre guidavo nell’uggiosa notte, diretti senza meta, il più lontano possibile da dove eravamo rinati: raggomitolata quasi in posizione fetale, era la cosa più dolce che avessi mai potuto pretendere di guardare.

Da viva era una ragazza meravigliosa. Da morta, da vampira, era una creatura della notte incomparabile, la mia signora, la mia amata.

Quando decidemmo di andarcene eravamo ancora alla prime armi, eppure sentivamo il bisogno di abbandonare per sempre ogni legame con la nostra vita e in nessun modo sarebbe stato possibile nella nostra vecchia città. Benché si trattasse di una metropoli era sempre alto il rischio di incontrare vecchi amici, o peggio ancora familiari. Inoltre ci rendevamo conto che alla nostra improvvisa sparizione sarebbe seguita la caccia, era ingenuo pensare che le nostre famiglie non ci avrebbero mai cercato. E non era solo una questione di buon senso. Era nato in noi un forte senso di distaccamento dalla nostra vita precedente. Ora che eravamo insieme e per sempre, volevamo essere i registi della nostra non-vita.

Il primo periodo era passato in fretta, una notte dopo l’altra sempre a caccia per sfamarci, affinando sempre più le nostre tecniche. Non era diventato difficile nutrirsi senza uccidere, anzi era una vera necessità: due o più morti a notte, nelle stesse circostanza, con gli stessi segni, avrebbe gettato la città nello scompiglio e nonostante l’incapacità degli uomini avremmo comunque rischiato di essere scoperti. La natura del vampiro tende a farci uccidere la vittima. Questo succede se agiamo per puro istinto, come facevamo all’inizio ed era stato un vantaggio in un certo senso, perché ci aveva aiutato a sbarazzarci dei residui della natura umana.. Ma dopo alcune notti, durante le cacce, era emersa una spaventosa freddezza e meticolosità nel procurarci un buon pasto. Vere e proprie strategie: attira la preda, ingannala, nutriti. Un meccanismo perverso, ma è la nostra natura, che non possiamo domare del tutto. Le vittime risparmiate rimangono in stato di incoscienza, estremamente indebolite, ma facciamo sempre in modo di dissanguarle solo il necessario per far sopravvivere sia loro che noi. Semmai cacciamo più volte in una notte.

Le giornate si accorciavano sempre più, avvicinandosi al solstizio di inverno e questo costituiva per noi un grande incentivo per viaggiare e lasciare la città: avendo più ore a disposizione, avremmo coperto una distanza maggiore.

“Non credo che ci convenga viaggiare a piedi, tu cosa credi?” mi disse lei, sdraiata accanto a me nel nostro rifugio diurno con la testa appoggiata sul mio petto. Sentivo la voce per conduzione ossea.

“Direi di no, amore.” sapevo che mi prendeva in giro quando usava quel tono. Io le lasciavo fare, anche perché non è bene far alterare la propria sire.

“Potremmo prendere il treno, ma c’è gente, troppa gente e segue linee prestabilite. Ci potrebbero scoprire.”

“Su un vagone merci?”

“Vuoi fare il barbone? No, non va, dovremmo restare chiusi durante il giorno e se poi il treno si fermasse prima del tramonto non potremmo neanche fuggire.”

“Allora che vuoi fare? Vuoi restare qui?”

“Non se ne parla nemmeno, ne avevamo già discusso. Senti perché non rubiamo una macchina?”

“Una macchina? Amore, io non so guidare, mi hai ucciso prima che prendessi la patente. E poi se ci fermano che facciamo?”

“Li uccidiamo, chiaramente.” La sua spietatezza certe volte mi faceva venire i brividi. “E non ti preoccupare per la guida. Appena tramonta andiamo a doppia caccia: automobile e proprietario di automobile. Dai amore, fidati di me.”

Si girò fissandomi negli occhi. Mi nascondeva qualcosa, ma a quel punto mi sembrava evidente che in poche ore l’arcano mi sarebbe stato svelato.

“Certo tesoro, come sempre.”

Una periferia buia e squallida. I suoi luoghi di caccia preferiti. Non le davo tutti i torti: in molti casi era difficile rinvenire un corpo in quei vicoli. Inoltre credo che in qualche modo gli ambienti malfamati la affascino quanto un tempo temeva di perderci la pelle, da viva.

Un piccolo bar lugubre e tanta marmaglia. E questo voleva dire prede in abbondanza, vittime che probabilmente nessuno avrebbe rimpianto se ci fossimo lasciati prendere la mano. E poi avevamo imparato a sfruttare il fattore alcool: persone completamente ubriache erano facili prede e ci trasmettevano una minima parte di ebbrezza attraverso il sangue. Molto piacevole. Un po’ meno se si erano fatti, in quel caso il sangue aveva un pessimo sapore.

L’attesa non fu lunga. Una sottospecie di energumeno uscì barcollando dal bar, diretto proprio verso un automobile parcheggiata a pochi metri. La sua camminata era spettacolare.

“Amore, nascondiamoci in quel vicolo e quando si avvicina all’auto prendilo da parte.”

E fu così: si avvicinò al veicolo cercando di inserire la chiave per aprire la portiera, ma era in evidente difficoltà. C’era da chiedersi quanti whisky o birre si fosse fatto. In cuor mio speravo che non avesse preso altro, non sopportavo un cena sprecata.

Non si rese nemmeno conto di quanto stava accadendo. Lo presi con violenza , lo sbattei contro il muro e iniziai a berlo. Lei se ne stava appoggiata alla parete osservandomi compiaciuta, immagino, come fa ogni volta che mi comporto “da vero vampiro”, come dice.

Dopo pochi sorsi i venne vicino e mi sussurrò all’orecchio: “Ora lasciamelo”. Mi scostai. Con un balzo gli fu addosso e lo finì molto in fretta. In corpo cadde a terra senza vita. Lei si accovacciò e riprese le chiavi, mostrandomele trionfante. Non mi ero reso conto del suo cambiamento, ogni sera era sempre più feroce. Ogni sera l’amavo sempre di più. Si arrotolò la manica e mi offrì il suo polso.

“Scusa, non vedo perché dovrei, mi sono nutrito a sufficienza per ora.”

“Non è per questo! Bevi e basta, poi ti spiego.”

Feci come mi aveva chiesto recidendo il polso e incominciando a bere lentamente.

All’improvviso tutte le conoscenze riguardanti la guida fluirono in me. Non capivo cosa mi stesse succedendo. Dopo pochi sorsi mi stacco dolcemente dal suo polso, mentre la ferita si rimarginava immediatamente.

“Ho scoperto di essere telepatica. Mentre bevo da qualcuno sono in grado di entrare in contatto con la sua mente e prendere tutte le informazioni che mi interessano. Poi naturalmente posso trasmetterle ad altri attraverso il sangue… Sai è così che quando ti ho trasformato… io sapevo che tu mi amavi veramente, capisci?”

“Sì.”

“Dai sali in macchina, il primo turno è tuo, non desteremo sospetti, qu

ando saremo fuori città ti darò il cambio. Voglio lasciare il Paese.”

La pioggia era cessata, ma il cielo era ancora oscurato dalla notte e dalle nubi. Lei si risvegliò, stiracchiandosi.

“Quanto manca all’alba?” mi chiese.

“Abbiamo ancora tempo.”

Una risposta a La partenza

  1. Dafne scrive:

    Non è male, ma non mi è piaciuto molto. Sarà che io e questo genere non ci prendiamo. E’ troppo meccanicistico, uno srotolamento di fatti e pensieri nudi e crudi, ma che non incutono timore, non risvegliano nessuna emozione. Credo sia fondamentale che un racconto del genere provochi qualcosa nel lettore, anche solo soggezione.
    Anche il sentimento tra i due tizi è freddo, banale hai solo spiegato che c’è ma non cosa è.

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