1.
“Alfiere?” la voce ripeté quasi stupidamente, almeno quanto lo suonava la parola stessa. Guardai fisso davanti a me a pochi metri di distanza immerso nell’oscurità totale, dalla quale solo due riflessi sovraumani riuscivano a fuggire. Nonostante la mia acuta vista non riuscivo a percepire nulla della forma che mi parlava oltre la coltre oscura, ma gli altri sensi mi suggerivano che il misterioso essere era disteso su qualcosa di simile ad un antico triclinio. Parlava con aria stanca ed annoiata quasi come se la missione che mi stava per affidare lo riguardasse in maniera marginale.
“Sì, lo so è un nome stupido, non ricordo il mio nome vero, da troppe ere l’Ordine mi conosce con questo in codice e in fondo mi soddisfa.” Percepivo note di scherno nella sua voce. “D’altronde Ray of Darkness non suona meno stupido.”
“Io mi ricordo il mio nome, la differenza è questa” lo sfidai “Mi potete chiamare semplicemente Ray se non le suona male, lo preferisco anch’io.”
“Come desideri, ora che ci siamo presentati veniamo a noi, la tua missione. Immagino che tu non abbia mai sentito parlare della Falce di Kain…”
“Effettivamente non so nemmeno cosa sia, immagino qualcosa di prezioso o pericoloso se mi avete chiamato.”
“Ah, non è per le tue doti di uccisore di cacciatori che ti ho chiamato, ma per il tuo cervello. Che non viene meno alla sua fama. Sei giovane ma molto abile, farai carriera soprattutto se lavorerai per me. Ah ma sto divagando. La Falce è entrambe le cose che hai detto, preziosa e al contempo pericolosa, estremamente pericolosa. E’ un’arma forgiata nell’antichità per un unico scopo: uccidere i vampiri.” La rivelazione non sembrava turbarlo il tono era sempre lo stesso, piatto quasi annoiato.
“Portentosa ma non vedo la sua pericolosità maggiore di un bravo cacciatore, in fondo non è poi difficile uccidere un vampiro con l’adeguata preparazione.”
“Uccidere dei novizi, certamente. Già uccidere degli Anziani crea qualche problema a quelle fastidiose zanzare. La Falce è in grado di uccidere un Antico con un solo colpo.” Il nuovo particolare non poté che sorprendermi. Gli Antichi erano praticamente invulnerabili, persino alla luce del sole “Non sappiamo molto sulla mitica lama maledetta. Fu creata dai druidi britannici al tempo della conquista di Giulio Cesare, ma questa storia te la racconterà meglio il nostro esperto di mitologia, ti appoggerà nelle ricerche preliminari. Non sappiamo quasi nulla nemmeno sulla sua storia, ad un certo punto sparì dalle cronache e non riemerse più.”
“Perché cercarla allora, non presenta certo un pericolo se è stata nascosta. Magari fu distrutta. E comunque a che scopo dovrei cercarla?”
“Ti ho detto che è preziosa ed è per questo che la troverai. Non so se tu l’abbia capito dalle voci che corrono, ma si sta preparando una nuova guerra occulta tra i clan vampirici e la Falce mi garantirà la pendenza dell’ago dell’equilibrio dalla mia parte. Ovviamente tu sarai ricompensato in maniera adeguata alla sforzo e ai rischi che affronterai. Ma non provare a fregarmi, non venderla a qualcun altro o ti garantisco che il sole dell’alba accarezzerà la tua pelle.”
Il colloquio di assunzione era finito.
Beninteso per un vampiro non ci sono molte alternative nella sua vita crepuscolare. Intanto tutti dovrebbero sfatare il mito del vampiro raffinato assassino che si aggira nella notte per cacciare la sua sanguigna preda. Eleganti lo possiamo essere come gli esseri umani, qualcuno di noi lo è come altri sono l’esatto opposto. Assassini per necessità cerchiamo di non esserlo e cerchiamo di evitare di accumulare un numero spropositato di morti misteriose da dissanguamento. Generalmente cacciamo più vittime a notte cercando di supplire al quantitativo necessario attraverso diverse prede piuttosto che una sola. Liberi non siamo affatto. Ognuno di noi è sottoposto al controllo del governo vampirico di ogni posto che visita. E’ buona norma presentarsi davanti all’Anziano Detentore locale ogni volta che si visita una città straniera e se è nostra intenzione stabilirci diventa obbligo sottometterci al volere dell’Anziano senza indugi. Poi purtroppo esistono anche le lotte per il potere e proprio in mezzo ad una di esse mi ero appena ritrovato invischiato fino al collo. Da quando ero venuto a conoscenza della Santa Fratellanza e ne facevo parte il nome di Alfiere mi si era ripresentato davanti troppe volte. Era un Anziano alle soglie dell’Antichità, ma al contrario dei suoi pari non aveva perso interesse nel potere e anzi cercava di aumentarlo il più possibile. Per disgrazia avevo scelto il momento sbagliato. Trovarmi in quella città era stato un caso e non sapevo nemmeno chi ne fosse il Detentore locale. E così nemmeno due ore dopo l’ingresso in città mi ero ritrovato al cospetto di Alfiere, il cui vero nome era perso nelle pieghe del tempo. Non che la sua presenza fosse molto visibile, si nascondeva dietro una coltre di oscurità impenetrabile anche alla vista vampirica. Di questo avevo sentito parlare molte volte e parecchie erano le voci e teorie che avevo raccolto sul perché. Alcuni ritenevano che fosse un figlio puro di seconda generazione, ossia figlio di due vampiri puri, fatto rarissimo per la nostra stirpe e che lo condannava ad una ipersensibilità alla luce superiore a quella del peggiore novizio nonostante l’antica età. Altri preferivano credere che era rimasto gravemente menomato da un accidentale o voluta esposizione alla luce solare in giovane età alla quale si era miracolosamente sottratto in tempo, ma non abbastanza da rimanere integro. In realtà erano tutte supposizioni dato che nessuno era mai riuscito a vederlo direttamente. Quel che era certo sul suo conto è che fosse piuttosto spietato nei confronti di umani e vampiri, ma che possedesse nella stessa misura anche raffinatezza. Più volte nei secoli aveva commissionato ricerche di preziosi reperti, alcuni dal valore simbolico, altri dall’elevato valore d’uso. Nessuno però come la Falce di Kain. Si trattava in fondo di una ricerca tanto assurda come quella del Santo Graal. Lui non era certamente Arthur Pendragon e tanto meno io ero il redivivo Parsifal. Non credevo neanche troppo all’esistenza di quella mitica arma. Ma a questo punto ero costretto al successo o alla morte. Quello stronzo non avrebbe ammesso né un fallimento né un successo parziale. Dovevo trovare la Falce o tornare a mani vuote e morire. Tutto questo mi era parso evidente dal tocco telepatico che avevo avuto durante il breve colloquio. Mentre percorrevo il corridoio di pregiati marmi rosa e bianchi, dal prezioso pavimento a scacchiera che mi aveva portato alla sala delle udienze, pensavo che sarebbe stato meglio scegliere un’altra città per la mia vacanza
Originale. Partire con il colloquio rende leggero e intrigante il racconto, insinui la curiosità e spingi ad andare avanti. Forse potevi giocarci di più su questa cosa, ma solo se l’idea era quella del racconto e non di una storia più ampia.
Stilisticamente non mi dispiace: sei stato chiaro e narrativo, leggermente addentro nei pensieri e nelle emozioni dell’Io narrante e piuttoso pulito nella scelta della forma delle frasi e delle parole.