Non c’è nulla che possa realmente minacciarci al di fuori dei raggi dell’ardente sole o forse del fuoco se estremamente intenso. Le nostre ferite si rigenerano facilmente, se qualche membra che non sia la testa viene tagliata, una fasciatura stretta e abbondante sangue sono capaci di riassemblarli perfettamente, senza alcuna traccia residua. Nella consapevolezza della nostra invulnerabilità non ci preoccupiamo troppo dei pericoli che potremmo correre con uno scontro fisico, a meno che non sia un nostro simile ad affrontarci.
Tuttavia l’uomo in piedi a pochi metri di distanza davanti a me era un uomo: lo sentivo dall’odore nell’aria, sentore di acide secrezioni che i mortali percepiscono solo quando sono fortemente acri. La prima impressione era stata azzardata ed errata, ora capivo che la sua mente non era aperta completamente ma che quello che percepivo era volutamente allo scoperto al contrario di molti particolari nascosti nella sua mente. E avvertii la sua pericolosità. Avanzò lentamente sempre più sotto la luce con un incedere elegante e sicuro, misurato e studiato molto più di quel che poteva sembrare. Era un giovane la cui età non superava i venticinque anni, bruno con corti capelli dal taglio estremamente curato, la faccia ben rasata, colorito sano della persona che conduce una vita regolare. Era anche piuttosto robusto, con la costituzione tipica di quelli che frequentano regolarmente le palestre, senza per questo ostentare un’inutile eccedenza di muscoli. Alla mia vista sovrannaturale i particolari si accentuavano e pareva evidente che quel fisico era sapientemente costruito per uno scopo che purtroppo mi era ignoto e inconoscibile attraverso i suoi pensieri. Ma non mi servi la telepatia per intuire che la lunga lama della spada foderata avrebbe chiesto presto il suo tributo. Si fermò a meno di due metri da me, scrutando con occhi profondi ma malevoli.
“Buonasera. Mi sembra un’ora impropria e un luogo inadatto per una passeggiata, non crede? Le sconsiglio di procedere oltre il quartiere oltre alla gallerie è tristemente famoso per il suo squallore umano oltreché urbano. O forse non crede di dover temere niente dai delinquenti?”
Il tono sarebbe stato estremamente impudente se fossimo stati normali estranei che si incontravano casualmente in un notte gelida, ma ormai era chiaro che l’obiettivo del ragazzo ero io.
“Non credo di conoscerti sinceramente e non credo di doverti dare confidenza.” risposi tenendo lo sguardo fisso sull’arma.
“Ti incuriosisce questa?” replicò accarezzando l’elsa “Sta aspettando te, il tuo sangue, vampiro”
“Chi sei?” non tentai nemmeno di celare la mia identità, tanto mi era chiaro che era consapevole della mia natura “Non ti conviene provocarmi. Se fossi un mio simile potrei a ragione temerti, ma tu sei soltanto umano, benché ti veda allenato nel fisico e nella mente. Tira dritto e vattene, cerca qualcun altro.”
La sua espressione mutò da un’estrema serenità ad un serietà velata di rabbia: “Io non scendo a patti con quelli come te. Ti sbagli se credi che non possa tenerti testa.” Sfoderò la spada, un unico e pezzo di metallo lucente e minaccioso. “Sono un cacciatore, è mio compito liberare il mondo da quelli come te. Giro per le strade di notte ad eliminare voi feccia dell’inferno.”
Non credevo fino a quel momento che potessero esistere serie minacce di tal tipo da parte degli uomini. Un cacciatore, addestrato a riconoscerci e allenato nel fisico a poter tenere testa ad un vampiro. L’uomo si avventò su di me.
Il cadavere del cacciatore era ancora caldo. Non avevo nemmeno tentato di succhiarlo, tanto ero schifato da lui e da quel che avevo scoperto. Stirpe contro stirpe, cacciatori contro vampiri. E lei era morta. Uccisa da quello che ora era un cadavere fresco ad un metro da me. Non avevo avvertito neanche il suo richiamo, tutto era stato così improvviso che, colta di sorpresa, non era riuscita ad inviarmi neanche una richiesta di soccorso o un avvertimento. Avrei pianto poi la sua morte. Ero ancora confuso della lotta e delle rivelazioni sconvolgenti. Ed ero solo. Non avevo altri che lei al mondo, il suo misterioso creatore era un’ombra nell’oscurità del tempo e della notte. Abbandonato al mio destino, a vagare sulla Terra per il resto della mia esistenza avvolta nella tenebra. In quel momento non riuscivo a versare lacrime.
Così preso nei miei pensieri, scioccamente non mi ero reso conto che qualcuno si era avvicinato a me, silenzioso ed ora in piedi e immobile aspettava un mio cenno. Percepivo che in lui non c’era niente di umano, apparteneva alla mia stirpe. Alzai lentamente lo sguardo verso di lui: alto, portamenti nobili, elegante nella sua fierezza assassina. Un accenno di sorriso emerse dal suo viso e parlò.
“Complimenti, davvero notevole per uno giovane come te! Hai ucciso un cacciatore e non il primo sbattuto per strada a darci la caccia. Quelli come te di solito soccombono al primo fendente” Quelle parole mi ferirono. Ripensai a lei: era morta in quel modo? Senza neanche reagire?
“Non se n’è accorta, è stata sorpresa mentre stava succhiando…” evidentemente era capace di leggere nei miei pensieri, che in quel momento non riuscivo a schermare “Sono veramente dispiaciuto per la tua compagna. Non ho potuto fare niente per lei. Pensavo di intervenire nel tuo caso, ma non ne hai avuto bisogno.”
Osai rivolgergli parole insolenti: “Chi sei?” “Il Detentore della Città, Novizio. Ci si aspetta più rispetto da giovani come te. Ma non ti punirò visto la recente perdita e dato che non conosci le regole della stirpe. Il suo creatore non avrebbe dovuto abbandonarla così, non sono queste le regole. Quando siete entrati in città vi abbiamo seguito con attenzione e ci siamo informati su di voi. Siete stati incauti, non avete celato le vostre tracce. Ma forse è meglio così. Ora non posso lasciarti andare per la tua strada. Hai molto da imparare su di noi. Sarai ospite della mia corte, finché non ti sentirai pronto a proseguire. Ma ricorda sempre che nella nostra società ci sono regole che devi rispettare e che devi ancora imparare. Il mio nome è Azlar, sono un Anziano.”