1.
L’alba aveva appena rischiarato le ombre della notte e la città di Edia si preparava ad un nuovo giorno. Eppure i venti di guerra incominciavano a gonfiarsi, alimentati dall’odio e dalla volontà di potenza di presuntuosi sovrani. Questo il re lo sapeva bene e aveva passato una notte insonne avvolto in una pesante coperta, seduto sulla scomoda poltrona di legno davanti alle avvolgenti e calde fiamme del camino, che tuttavia non sapevano scaldare il suo cuore, gelato da oscuri presentimenti. Era un re giusto e consapevole che la pace millenaria del suo regno stava per giungere ad un triste fine. Non amava la guerra che da ragazzo aveva combattuto su altri suoli di contrade alleate. Conosceva la crudeltà inutile, la sofferenza e la morte che la guerra sapeva imporre ad esseri innocenti. Suo padre, uomo lungimirante, aveva visto con una capacità precognitiva straordinaria che la pace del suo regno non sarebbe durata per sempre sotto le spinte espansionistiche dei domini vicini e aveva preparato il figlio all’arte della guerra a lungo dimenticata nei cuori dei sovrani di Edia, protetti dalle possenti mura. Gea sapeva essere un mondo duro e il loro regno era stato a lungo la luce che risplendeva nelle cupe tenebre del tempo e della crudeltà. Indolenzito dal duro legno della semplice poltrona sulla quale aveva trascorso le ultime ore, Edgan Xihl di Edia aveva meditato sul futuro che attendeva i suoi sudditi, un popolo a lungo felice e prospero e malediceva di dover essere lui, in età non più giovanile e ancora senza eredi, a dover combattere una guerra che non voleva. Per lunghe ore aveva atteso insonne il decreto del Fato sotto forma di messaggio dal fronte. Imminente doveva essere ormai la venuta del nunzio e in cuor suo Edgan sapeva che le notizie non sarebbero state quelle che si aspettava. Pochi istanti dopo che il gallo spezzò il silenzio notturno, un attendente scivolò cautamente nelle stanze private del re ad annunciare il messaggero.
Vide il sovrano con lo sguardo rivolto verso il camino, ma fisso e vacuo, quasi ad osservare orizzonti invisibili. Non si era accorto della presenza del servo che tristemente si avvicinò alla poltrona ponendosi in ginocchio a fianco del re.
“Mio signore…” Le parole scossero Edgan dal torpore, il suo sguardo riacquistò di lucidità e con aria tesa ma benevola come sempre, si voltò verso il servo con aria solenne ed interrogativa.
“Mio signore, il messaggero è appena giunto a palazzo ed attende fuori dalla porta.”
Edgan con un cenno della mano autorizzò il servo a fare entrare l’uomo del suo destino. Il ragazzo si avviò con passo insicuro verso alla pesante porta di quercia adornata di motivi in ferro battuto e la aprì lentamente rivelando la presenza del messaggero, che impaziente attendeva di poter essere introdotto al cospetto del suo re. “Potete entrare, vi sta aspettando”. Il messaggero fece un cenno di assenso rivolto verso il ragazzo che uscì dalla stanza chiudendo la porta dietro le spalle.
Il messaggero si avviò lentamente verso il re e inginocchiatosi al suo fianco gli porse una lettera sigillata. Il re la prese con mano tremante, fece saltare il sigillo si ceralacca e la aprì lentamente. Il messaggero rimase inchinato con il capo abbassato e la mano destra chiusa a pugno contro il cuore.
Edgan scorse velocemente il testo e la sua espressione già triste si incupì maggiormente. Con aria grave si rivolse al soldato con aria stanca: “Soldato, so che torni da un lungo viaggio e prima di congedarti al giusto riposo ho bisogno che tu compia un ultimo sforzo…”
“Maestà, sono al vostro servizio”, rispose prontamente il messaggero che certo non si aspettava una reazione tanto calma. Non conosceva il contenuto del messaggio ovviamente ma immaginava le gravi notizie in esse contenute, dato che gli era stato richiesto di tornare nella capitale con la massima urgenza e solerzia.
Il sovrano prese una pergamena dal tavolo posto sull’altro lato della poltrona e vergò velocemente un messaggio, poi sigillò la lettera premendo il suo anello sulla goccia di ceralacca ancora molle.
“Porta questo al generale Valick, con la massima urgenza” gli disse porgendogli la lettera “Poi potrai ritirarti.”
Il soldato chinò la testa e premendo con più forza il pugno al petto fece un cenno di assenso e ringraziamento e poi si congedò. Edgan si alzò dalla poltrona, facendo cadere involontariamente la coperta a terra, rilesse il messaggio e poi lo getto tra le fiamme del focolare. Il ragazzo rientrò nella stanza e con tono timoroso e reverenziale si rivolse al sovrano: “Che notizie dal fronte, Maestà?”
“Tristi notizie ragazzo, tristi notizie…”
Narrativamente impeccabile, segui bene la linea degli eventi e la successione di questi. E’ descrittivo ma non troppo da impacciare la trama. Mi hai fatto venire voglia di leggere il seguito, credo quindi sia un bene.
Mi piace come hai inserito tratti essenziali senza cadere in infodump eccessivi e non eleganti…