Un nuovo mondo

La Luce filtrava dalle grandi finestre strette e rettagolari poste sulla volta triangolare, creando un effetto strano ma piacevole: l’immensa sala risplendeva di luce ma le ombre la alternavano con un’armonia che uno scienziato avrebbe amato definire “matematica”. Negli interstizi tra una finestra e l’altra ricadevano i drappi di maestosi arazzi ricamati nei colori imperiali. Il trono si poneva su una balconata posta a metà livello, un palco adornato delle insegne imperiali blu e bianche. La Sala delle Udienze era stata pensata per essere austera e maestosa, ma non doveva assolutamente rendere un’idea di oppressione nelle menti degli ospiti e pertanto era molto ampia, quasi aerea. Dietro al trono, dietro ad altri stupendi arazzi, si nascondeva l’ingresso privato dell’Imperatore che collegava direttamente la Sala alle sue stanze private. Seguendo poi una rampa di scale a chiocciola in brillante marmo, si giungeva al giardino privato dell’Imperatore. E’ lì che lui stava, una sera, illuminato dalla luce delle stelle, osservandole attraverso la cupola che proteggeva il giardino dall’esterno. Il protocollo riempiva così incessantemente le sue giornate che non molto spesso poteva concedersi il lusso di ritirarsi in quel luogo. Quando ne aveva la possibilità, non mancava di scrutare le stelle, ricordandosi a se stesso che alcune di quelle visibili erano i soli dei sistemi che lui dominava. Era grande la malinconia nel suo cuore: era un uomo pacifico, come natura della sua stirpe, che da innumerevoli secoli non era mai scesa in guerra. Il suo era un Impero costruito sull’esplorazione e sul progresso. Questo se lo ripeteva sempre osservando quella distesa di oscurità e luce. Pochissimo potevano accedere nel suo sacro e spirituale luogo di ritiro e solamente per comuncargli notizie urgenti o gravi. Neanche quella sera il suo riposo fu rispettato, purtroppo. Sentì i passi echeggiare nella tromba delle scale già in lontanza. Si volse con eleganza, mai dava le spalle a qualcuno, neanche ai suoi uomini più fidati, ed attese il disturbatore della sua quiete.
Dall’ingresso delle scale emerse Jan Lorek, il suo Primo Cancelliere. Era visibilmente affannato, nervoso, come se non fosse già sufficiente che la sua figura sottile e nervosa non comunicasse naturalmente ansia. Si ricompose il più possibile e ponendo il braccio destro lungo il diaframma si piegò in un mezzo inchino.
“Mio Signore, sono dolente di disturbarla” disse il Cancelliere
Zeruhur, trentacinquesimo nel suo nome, osservò il suo suddito spazientito. L’adulazione, nonostante la sua nascita regale, non gli era mai andata a genio e il protocollo di corte gli era sempre andato stretto.
“Parla” disse glacialmente, trattandolo con una supponenza costruita, non facente parte della sua indole, che era invece gentile e poco autoritaria. Si era costretto negli anni ad assumere l’austerità impostagli dal suo ruolo.
“Mio Imperatore, ci è giunta finalmente comunicazione dalla Irebys”
Zeruhur rasserenò la sua espressione un momento. Ora non gli dispiaceva più essere stato disturbato, ora poteva solo essere in ansia per la notizia ancora non espressa da Lorek. Lo trapassò con lo sguardo facendogli capire che doveva continuare a parlare senza fermarsi continuamente.
Il Cancelliere incespicò un momento, poi deglutì e continuò a parlare: “La Irebys è giunta finalmente sul pianeta. Dall’esame condotto in orbita prima dell’atterraggio hanno concluso che il pianeta è ottimo, Mio Signore! E’ il più grande che l’Impero abbia mai scoperto, ha un ottimo clima e sembra particolarmente florido. Sono atterrati già da 12 ore e hanno incominciato immediatamente le operazioni di colonizzazione.”
Zeruhur tirò un sospiro di sollievo. Dopo più di cinquecento anni nel giro di un solo anno aveva promosso la colonizzazione di due nuovi pianeti ed entrambi aveva superato le sue aspettative. Non credeva nella guerra, ma nell’esplorazione umana e per lui questa era una vittoria sia come Imperatore che come uomo.
“Disponete affichè una flotta mercantile trasporti tutte le materie di prima necessità. Siate tempestivi, lassù non possono aspettare” il tono era altisonante e imperioso.
“Certamente, Mio Signore, me ne occuperò personalmente.”
“Bene, fatemi rapporti continui sui progressi. Ora puoi andare”
Lorek aveva altre questioni da sottoporgli ma l’ultima frase di Zeruhur era di una chiarezza assoluta: gli era stata portata una grande notizia, ne era pienamente soddisfatto. Non voleva essere disturbato oltre. Lorek eseguì nuovamente il saluto protocollare e si avviò di nuovo verso le scale. Zeruhur lo scrutò finche la sua ombra non superò la curvatura del muro che delimitava il vano scale.
Si voltò di nuovo verso la cupola e le stelle. Una nuova avventura umana era incominciata.

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