Verso Ganimede

Non affermo che la terraformazione di Marte e la colonizzazione delle lune abitabili del Sistema Solare sia possibile…Affermo che esse siano una necessità!

Intervento del Senatore Francis Lobi, 367° Seduta del Senato Terrestre, 183 e.s.[1]

Dallo schermo del cruscotto osservo lo spazio scorrere sotto i miei occhi. E’ una lunga rotta quella dalla Terra a Ganimede, ma tra poche ore sarò giunto a destinazione. Compio questo viaggio ormai da cinque anni, avanti e indietro, dalla città orbitale di New Cairo all’installazione dell’Unione sulla luna di Giove. Esco dall’orbita di parcheggio, supero la Luna e traccio la rotta diretta per il sistema gioviano. Beh, in realtà è il computer di bordo a calcolare la rotta, io mi limito a inserire i parametri di navigazione. Non sarei in grado di navigare senza strumenti, le posizioni dei pianeti cambiano a seconda di quanto percorrono la loro orbita. A volte, incrociando l’orbita di Marte, ho potuto ammirarlo, galleggiante e rosso sullo sfondo del cosmo scuro.
L’unica certezza è attraversare la fascia degli asteroidi, anche se come ovvio non incontro sempre i medesimi. E’ l’unico punto della rotta per cui è giustificata la mia presenza, oltre che per le fasi di attracco e le situazioni di emergenza.
Sono orgoglioso del mio lavoro. Trasporto alla colonia sia beni di sopravvivenza che di consumo. Mi fa piacere pensare che porti loro anche qualche piacere. In fondo conducono una vita notevolmente più dura della mia.
L’unico svantaggio di essere uno spaziotrasportatore è la noia. Può sembrare un incarico di responsabilità, in effetti in parte lo è, ma solo per il valore del mezzo e della merce, non certo per le competenze richieste.
Attualmente Giove si trova a circa novecento milioni di chilometri dalla Terra. Alla velocità standard di un terzo di velocitàluce il viaggio dura poco più di un giorno. Ventisette ore, per essere precisi. Passare un giorno chiuso in cabina, senza poter dormire, sempre all’erta sembrano un’eternità. Non posso fare altrimenti, non è solo un problema di carico da consegnare, ma della mia stessa sopravvivenza. Se mentre dormissi ci fosse un guasto al sistema di ventilazione, per esempio, morirei asfissiato senza neanche rendermene conto. Esiste il sistema di allarme automatico, che in caso di pericolo dovrebbe riuscire a svegliarmi in tempo. Io, come molti colleghi, non mi fido ciecamente delle macchine e preferisco fare un giorno di veglia consecutiva piuttosto che rimetterci la pelle. Ventisette ore di veglia sono dure da sopportare. A parte qualche brivido tra gli asteroidi, la maggior parte del viaggio è un susseguirsi di spazio scuro e ronzio di motori alle mie spalle. Allieto la noia soprattutto ascoltando molta musica che ovviamente è registrata, non esiste ancora una radiofonia spaziale se non per le comunicazioni tra colonie e Terra. Gira la voce che qualche Corporazione stia pensando seriamente di installare ripetitori radio per le trasmissioni di intrattenimento. Sai che palle, tre quarti del tempo di sicuro promuoveranno i prodotti di quella o l’altra Corporazione. Space is business è il loro motto preferito.
Non è solo la musica a riempire le mie ore. Porto con me sempre il mio dispositivo di lettura con caricata in memoria la mia biblioteca. Le tavolette di sinto-caffè fanno il resto. Purtroppo non è consentito consumare liquidi in cabina, a gravità zero fluttuerebbero ovunque, non oso immaginare il guaio se una bolla fluttuasse contro la strumentazione. Una regola che seguo volentieri.
Le mie giornate di lavoro trascorrono così ed è difficile tenere a freno la noia. Fortunatamente ad ogni viaggio mi è concesso un terzo di turno libero, in questo caso otto ore, che però impiego a dormire. Per lo svago sfrutto la licenza mensile e di solito prendo lo shuttle da New Cairo e scendo sulla Terra.
L’altra settimana ero in licenza e sono atterrato a Parigi. E’ una città di grande fascino e ben conservata ed è un piacere passeggiare sui boulevardes. In una delle boutique ho visto una vecchia tavoletta elettronica da scrittura. Adoro l’oggettistica d’epoca e mi piace scrivere a mano, con il vecchio sistema dello stilo elettronico. Non ho resistito all’impulso di acquistarla, tanto più che è ancora perfettamente funzionante. Mi è costata una parte considerevole di stipendio, ma tanto passo la maggior parte del tempo a viaggiare, non ho mai occasione di fare acquisti.
Mentre osservavo la tavoletta, prima di entrare nel negozio e comprarla mi è tornata la mente sui miei lunghi viaggi e mi è venuta una nuova idea per riempire le ore vuote.
E’ per tenere questo diario che ho comprato la tavoletta, forse non ho molto da dire, ma quello che ho scritto adesso mi sembra un buon inizio

Giorno 336, anno 415 e.s.


[1] L’anno 1 dell’era spaziale (e.s.) corrisponde al 1969, secondo la Convenzione di Bombay del 2087.

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