Anche quando l’impresa sembrava difficile se non impossibile, l’uomo anelava le stelle. E’ interessante notare come a volte la voglia di esplorare sia più forte degli interessi economici. Viviamo da decenni in una struttura sociale basata sul profitto. Pertanto è difficile comprendere il motivo che spinse quei pioneri a spingersi verso Alpha Centauri con motori sub-luce, un viaggio che con la tecnologia di allora richiedeva circa un millennio. L’equipaggio fu ibernato e la Sunflower fu lanciata verso la stella più vicina. Non se ne seppe più nulla.
Da Il volo: dal primo aeroplano al motore di salto di Michel Bonaud, 372 e.s.
1.
Era una bella giornata. La luce filtrava dalla cupola ambientale che proteggeva New Boston dal vuoto siderale. Nell’atmosfera controllata spirava una lieve brezza, sicuramente voluta dai controllori per disperdere qualche inquinante, ma che produceva una sensazione piacevole sulla pelle. La temperatura era precisamente stabilizzata a venti gradi centigradi: un’eterna primavera.
Camminavo nel parco del settore C godendomi il meritato riposo. Ero appena rientrato da una missione di recupero nell’orbita di Urano. Tutto sommato una missione di routine, se non fosse che nello spazio niente è mai scontato. In ogni caso avevo aggiunto la mia trentesima missione di successo al curriculum vitae, che non contempla neanche un fallimento. Semplicemente la mia squadra è la migliore dell’Unione o almeno del Sistema Solare.
Mi ero trasferito su New Boston tre anni prima, investendo il denaro, meticolosamente messo da parte in duri anni di lavoro in giro per lo spazio, in un attico della migliore zona residenziale della città orbitale, nel settore C del toroide. Fino a quel momento avevo vissuto sulla Terra e l’idea di trasferirmi su una grossa ciambella orbitante non mi era sembrata molto allettante. Fatti due conti tuttavia mi ero reso conto che una grossa fetta di guadagno andava perso nei lanci da terra all’orbita, ancora relativamente costosi. Tutte le missioni partono da basi o città orbitanti, quindi potendomelo permettere la scelta di trasferirsi su New Boston era stata quasi obbligata. Con il passare dei mesi mi era passata la nostalgia della Terra, soprattutto quando pensadoci mi resi conto che nei dieci anni precedenti avevo passato più tempo su un astronave che sul pianeta.
La brezza cesso all’improvviso, così come era incominciata. Evidentemente dal centro di controllo l’atmosfera situazione era stata normalizzata. Mi sedetti su una panchina a pochi passi da un laghetto, dove nuotavano dei magnifici cigni. Chiusi gli occhi e lasciai dondolare la testa all’indietro inspirando profondamente. L’aria era più pulita di quella terrestre, ma mancava di qualcosa che gli esami chimici non avrebbero potuto rilevare. Una differenza che poteva notare solo un terrestre. Terminai la torsione del collo riaprendo gli occhi e scossi la testa, sconsolato. Poi fissai un punto lontano, senza focalizzarlo e rimasi in catalessi, perso nei miei pensieri a lungo.
Venni riscosso dal trillo del mio comunicatore. Scostai la manica della camicia e risposi alla chiamata. Il proiettore olografico del bracciale visualizzò un volto familiare.
«Ciao John» mi salutò Mika.
«Ti ricordo che sono in ferie» gli risposi acido, prevedendo già il motivo della chiamata, tutt’altro che di cortesia.
Mika non era tipo da stordire le persone con tanti complimenti: «Dai John, è un lavoro che ti frutterà parecchio, dannatamente tanto. Sto parlando di cifre a sei zeri»
Milioni di crediti?! Non esisteva missione di recupero nell’universo che poteva fruttare quella cifra. Mika lesse nel mio volto la conferma che cercava: «Ovviamente va considerata la mia quota di mediazione, ma ci siamo sempre accordati in modo soddisfacente, no?»
Continuai a non rispondere, restando perplesso sulla proposta. Dopo qualche secondo mi decisi a rispondere: «Di che si tratta?»
«Di qualcosa di grosso, dannatamente gigante, amico mio. Però non posso accernartela sul canale aperto. Se mi dai la tua disponibilità preliminare, intendo senza impegno, anche se sono sicuro che accetterai, fisserò un incontro con i committenti. Saranno loro a spiegarti i dettagli»
Esitai ancora. Ero ormai un freelance, però dipendevo ancora dai mediatori che assorbivano sempre una cospicua percentuale delle commissioni. Con una cifra del genere finalmente avrei potuto aprire la mia agenzia e lasciare agli altri i viaggi in giro per il Sistema. Sarei potuto tornare sulla Terra e… Un turbine di pensieri mi attraverso il cervello in pochi istanti.
«Va bene, hai la mia disponibilità» risposi infine.
«Benissimo, John. Aspetta qualche minuto, fisso l’appuntamento e ti comunico gli estremi per l’incontro». La comunicazione si interruppe e l’ologramma si spense.
Restai seduto a meditare sulla panchina, sognando la mia agenzia di recuperi che trattava con le grandi Corporazioni, guadagnando somme ingenti, scorrazzando in lungo e il largo nel Sistema Solare. Era la mia occasione. Imperdibile.
Dopo un paio di minuti il comunicatore trillò di nuovo e la faccia nordica di Mika apparve nella proiezione.
«Ho fissato l’appuntamento, John. Tra due giorni alle ore 14» fece una breve pausa «a Ginevra. Ti è stato prenotato un volo all’attracco C alle 12. Ti aspetteranno all’imbarco. Sii puntuale» e senza aggiungere altro chiuse la comunicazione.
Restai impietrito. I governativi davvero non ci volevano.
2.
Ginevra è la capitale dell’Unione di Sol. Precedentemente era stata la capitale della Federazione Mondiale, quando ancora le colonie spaziali si contavano sulle dita di una mano. All’atto di costituzione dell’Unione era sembrato economicamente oneroso creare una nuova capitale.
La navetta di trasporto planò sullo scalo
Be’ che dire, è il tuo genere. Racconti poco, ma è un poco ricco di molto. Personaggio delineato molto bene nonostante sia un racconto corto, ambientazione chiara come la luce del sole, non annoia mai. Sembra un intermezzo di un romanzo e da qui l’unica superficialissima pecca: manca un nucleo fondamentale, un climax. Potremmo considerare tale la richiesta di partecipare a una missione comunque, farebbe parte della scelta della tipologia di narrazione, quindi va comunque bene.