1.
Non amo i viaggi interstellari di linea in classe turistica. Se posso scelgo la prima classe. Per Cesulris, quarto pianeta del sistema di Polluce, non ci saranno voli di prima classe né di turistica per i prossimi cento anni, come minimo. Quando mi hanno offerto questo articolo, però non ho esitato ad accettare. Grava sulle mie spalle una responsabilità di carattere squisitamente documentaristico: forse sarò l’unico giornalista a visitare il pianeta durante questa lunga fase di colonizzazione. Sarò anche l’ultimo anche a fare tutto il viaggio con il tradizionale sistema subluce-salto-subluce. I colleghi che mi seguiranno un giorno sfrutteranno il comodo portale di salto che è attualmente in costruzione in orbita attorno a Cesulris.
Il meglio che sono riuscito a prenotare è una nave trasporto di classe D. Vuol dire che i miei compagni di viaggio sono “tecnici specializzati”, un’espressione altisonante che qualifica i controllori dei robot. In realtà sono una classe di lavoratori (umani) decisamente sottopagata, che si sottopone ad una ferma da un minimo di due anni ad un massimo di dieci. La compagnia che ha in appalto l’antropizzazione di Cesulris non contempla un tempo minore, che sarebbe economicamente svantaggioso in termini di trasporto. Ho dovuto prendere accordi direttamente con la compagnia per garantirmi il viaggio di ritorno entro un tempo ragionevole e per non restare mio malgrado vincolato ai due anni di permanenza.
La nave è decisamente scomoda in rapporto al tempo di viaggio che non è minore di una settimana dalla Terra. In realtà il viaggio sarebbe decisamente più breve se per l’intero sistema solare non fossimo costretti per legge a navigare a velocità subluce. La “crociera” dunque è più che altro un lungo tour dei pianeti del nostro caro vecchio Sole. Sarebbe errato pensare però che questi lavoratori tanto indispensabili quanto sfruttati si godano le meraviglie delle lune di Giove o degli anelli di Saturno. Lo scafo della nave è impenetrabile e privo d’aperture verso l’esterno, persino la cabina di pilotaggio è dotata di monitor collegati a telecamere esterne.
“In realtà” ha detto il capitano “può sembrare romantico vedere lo spazio attraverso un vetro, ma per navigare nel cosmo sono molto più pratici e funzionali i monitor” Non posso credergli che sulla parola ma ovviamente il mio animo romantico tende a pensare che un po’ di rammarico lo prova anche lui.
A differenza delle navi passeggeri di linea, le navi trasporto non hanno quei tipici corridoi pieni di sedili, come nei vecchi aeri e navette. Lo spazio è occupato per larga parte da una serie di cubicoli nel quale i passeggeri trascorrono la maggior parte del tempo. Vi sono poi due piccole sale ricreative, valenti anche come mense, una per l’equipaggio e l’altra per i passeggeri. I rapporti tra i due gruppi sono ridotti al minimo. I cubicoli non sono altro che dei parallelepipedi di base un metro di lato e alti due, organizzati quasi macabramente come quelli di un cimitero. Ogni cubicolo è ventilato e attrezzato come letto e spazio personale. Non esistendo altre sistemazioni a bordo, mi è stato assegnato il mio personale cubicolo, eufemisticamente definito “loculo di viaggio”. Bisogna porre particolare attenzione al momento del risveglio a non rispondere all’istinto di alzarsi bruscamente, pena un trauma cranico certo. Per il resto, dato che gli spazi della nave sono estremamente ridotti, i loculi sono stati organizzati in turni per permettere ogni quattro ore di sgranchirsi le gambe. Questo provoca uno strano effetto: i corridoi sono sempre frequentati da qualcuno e in fondo i veri spazi di socializzazione sono quelli. Alla mensa invece il pasto è consumato in religioso silenzio.
Per mia fortuna ho deciso che, data la natura e durata del viaggio, nonché della permanenza su Cesulris, era opportuno sfruttare la memoria del mio datalog di quanti libri possibili. Ho letto tantissimo durante questo viaggio.
2.
“L’area di salto”, così è denominata la regione di spazio che coincide quasi con i confini della Fascia di Kuiper, dove è permesso effettuare il salto iperluce, è a sei miliardi di chilometri dalla Terra. Polluce è a quasi trentaquattro anni luce dal sistema solare. Io credo che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato nel dover subire un viaggio di una settimana ad un terzo della velocità della luce per percorrere quella miseria di spazio (si fa per dire), per raggiungere poi la destinazione nel giro di qualche istante.
Invidio coloro che in futuro sfrutteranno il portale di salto, che ridurrà il viaggio a questione di un paio d’ore. Per ora invece il cantiere orbitale è funzionante solo come scalo per la superficie, come sarà anche una volta ultimato l’incredibile anello fluttuante nello spazio. Ho sfruttato lo scalo e i tempi logistici d’imbarco della navetta per la superficie per chiedere un po’ in giro riguardo a questa magnifica nuova tecnologia che è in fase di messa in opera in ogni sistema colonizzato dall’uomo. Ho incontrato il capo del progetto, l’ingegnere Paula Kallinikos, chiedendole di non entrare troppo nel dettaglio scientifico, dato che avrei capito ben poco e quindi riportato anche meno. La signorina, come ha tenuto a specificare, mi ha gratificato con una risata argentina e ha iniziato a illustrarmi la teoria, come una maestra spiega le addizioni ai bambini di sei anni.
“Lasciando da parte la teoria fisica che è alla base dei portali” mi ha detto, non senza una punta di malizia “potremmo intenderla così: è come creare una galleria attraverso una montagna, anziché far girare la strada attorno, ma una galleria così particolare che quando si attraversa si è già dall’altra parte.”. Effettivamente la spiegazione per un profano come me, era chiara e convincente. “Quando la rete dei portali sarà operativa” ha continuato “il costo e la lunghezza dei viaggi sarà notevolmente ridotto!” Le ho chiesto quindi se secondo lei era possibile lo scenario presentato dai più fatalisti, che vedono la presenza della rete come causa di una futura e inesorabile inerzia che dovrebbe provocare la fine del viaggio spaziale “Mi sembra poco probabile. Abbiamo esplorato da sempre, come specie, prima la Terra e poi negli ultimi secoli lo spazio. Ma siamo ancora relativamente vicini a casa. E’ come se nel primo secolo prespaziale qualcuno avesse mosso la critica che le metropolitane avrebbero impedito l’esplorazione spaziale. Secondo me la voglia di conoscere è insita nella natura umana”. Non potevo che concordare, in fondo altrimenti non sarei stato là ad ammirare le sue gambe mozzafiato… Anche se, da buona scienziata, la Kallinikos non vede il lato venale della cosa: si continuerà a esplorare fintanto che l’esplorazione aumenterà la ricchezza dei finanziatori. Questo per Cesulris è un discorso particolarmente valido su cui mi soffermerò più avanti.
Con rammarico ho dovuto salutare la bella scienziata e imbarcarmi per la superficie. Quando la navetta si è sganciata dalla stazione orbitante e ha incominciato la discesa verso lo spazio porto di Cesulris City One, dal mio finestrino (per la discesa mi hanno graziato con una comoda navetta, munita di poltrone e finestrini) ho osservato il cantiere galleggiante. E’ difficile capire veramente quanto possa essere imponente alla vista un portale se non si è visto con i propri occhi. Io per primo avevo pensato che fosse appena sufficiente per lasciar passare una nave alla volta. Niente di più sbagliato: è un affare di diametro pari a cinque chilometri, che una volta ultimato permetterà il passaggio di decine di navi al minuto. E’ chiaramente sovradimensionato. I progettisti hanno calibrato il portale considerando l’evoluzione del flusso nei prossimi secoli. E’ un’opera che dovrà servire a lungo il genere umano.
In un certo senso alla vista del portale non ho potuto che pensare ai gloriosi monumenti antichi della Terra. Non è diversa la lungimiranza degli
ingegneri della rete,
rispetto a quelli delle antiche piramidi. Entrambe le opere sono state concepite e costruite per durare nei secoli e nei millenni.
Questi pensieri mi hanno accompagnato mentre la navetta penetrava nell’atmosfera, incandescente per l’attrito. Superata la sottile e invisibile barriera, mentre la navetta planava sulla città, sono rimasto ammutolito dal fascino di quel mondo alieno che ora andrò a descrivervi.
3.
La scalo spaziale di Cesulris City One è il secondo edificio più importante del pianeta. Il primo è il GQ della Osiris Corporation, la società che ha in appalto il coordinamento della attività di colonizzazione su Cesulris. Spenderò due parole sulla questione, alla quale avevo accennato prima. Alla maggior parte delle persone può sembrare che la colonizzazione sia un’operazione incredibilmente romantica, condotta da visionari sotto la guida di lungimiranti scienziati incaricati dal governo terrestre. Nulla di più lontano dalla verità. Funziona così: una volta scoperto un pianeta abitabile (il caso di Cesulris) o adattabile alla vita umana (che corrisponde alla maggior parte dei casi) il governo indice una gara di appalto per la concessione delle licenze di colonizzazione. Queste sono suddivise nei diversi settori necessari alla grande opera. Per questo, rendendosi necessaria una coordinazione della attività, essa risulta l’appalto più importante. Solitamente la società vincitrice possiede ingenti quote azionarie delle altre società coinvolte. Non dubito personalmente che gli eminenti rappresentati al senato terrestre possiedano a loro volta quote azionarie della Osiris. Il rappresentante del senato supervisiona le attività per conto della Terra, ma in realtà è una figura prevalentemente rappresentativa e con poco potere reale.
Cesulris City One è una città in rapida espansione. Il pianeta è il primo perfettamente abitale da quando è iniziata la corsa allo spazio e il fatto di averlo trovato così relativamente vicino a casa è stato galvanizzante per l’opinione pubblica quanto per le multinazionali. Dover costruire città e infrastrutture, per quanto economicamente oneroso, è più economico che terraformare un intero pianeta. Su Cesulris non è stato necessario costruire quelle costose cupole ambientali che caratterizzano il paesaggio delle altre colonie.
Le richieste di lavoro per Cesulris sono così numerose che l’amministrazione ha ideato un modo molto astuto e redditizio per sfruttare anche coloro che non possono essere assegnati qui: chi sottoscrive la richiesta di lavoro ha scritto in calce al contratto, con caratteri minuscoli, che in caso di vacanza di assegnazione su Cesulris, il colono sarà dirottato per un periodo indeterminato su un’altra colonia in appalto alla corporazione.
Sono sceso dalla navetta e una brezza, del tutto simile a quella terrestre, mi ha accarezzato il volto. E’ un clima che definirei temperato, il che suona pazzesco considerato che siamo sulla linea dell’equatore. Il rappresentante della Osiris mi aspettava al terminal. Sono rimasto stupito anche qui dal fatto che lo spazioporto, pur essendo il larga parte inutilizzato, sia pronto già per accogliere un flusso di passeggeri che probabilmente non ci sarà per parecchi anni. Il mio cicerone deve aver intuito i miei pensieri infatti ancora prima che potessi domandarglielo mi ha detto: “Noi pensiamo sempre a prevenire le esigenze di chi ancora non è qui. Questa è l’Osiris Corporation”. Retorico e demagogico come mi aspettavo.
City One è un grandissimo cantiere a cielo aperto. Ovunque si stanno costruendo edifici, residenziali e produttivi, infrastrutture e anche aree di svago, ma soprattutto servizi in abbondanza. Non conosco ancora i piani di sviluppo previsti per il pianeta, spero di torchiare il CEO sull’argomento, ma è chiaro che l’accordo tra Osiris e governo terrestre non si limita alla fase di colonizzazione. Anzi credo fermamente che siano già stati stipulati accordi riguardanti il futuro sfruttamento delle risorse naturali di Cesulris. Immagino già questo pianeta vergine distrutto dalla cupidigia umana.